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Rinnovo Ccnl Sanità, continua lo scontro sulle risorse

di Redazione

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Sono riprese nella mattinata del 7 maggio all'Aran le trattative con le organizzazioni sindacali per il rinnovo del Ccnl Sanità per il triennio 2022-2024, negoziazione che riguarda 581mila dipendenti del comparto sanità. Il prossimo incontro è fissato per il 4 giugno, ma è ancora scontro sulle risorse.

Rinnovo Ccnl Sanità, Carbone (Fials): risorse irrisorie e insufficienti

trattativa sindacati aran

Trattativa Aran-sindacati per il rinnovo del Ccnl Sanità per il triennio 2022-2024 (seduta del 7 maggio 2024)

Nel corso di questa terza riunione (che segue il primo appuntamento del 20 marzo scorso e il secondo, dello scorso 17 aprile), sono emerse di nuovo criticità importanti circa il nodo risorse.

In apertura - scrive Giuseppe Carbone, Segretario Generale Fials - l’Aran ha esposto il quadro finanziario disponibile: parliamo di 1,6 mld a disposizione del contratto per dare gli aumenti contrattuali a regime nel 2024, per un incremento del 6,32%, che permetterà di riconoscere un incremento medio mensile pari a circa 160 euro.

Ad onor del vero - continua Carbone - occorre specificare che circa la metà delle risorse sono già state erogate ai lavoratori sotto forma di Indennità di vacanza contrattuale, per una cifra complessiva di 836 milioni a fronte di 1,6 miliardi.

Risorse irrisorie per poter arginare una situazione drammatica di carenza di professionisti sanitari generata da una fuga dal Sistema Sanitario pubblico.

Dobbiamo poter riconoscere e gratificare chi ci garantisce il diritto alla Salute, mettendo sul piatto della negoziazione delle risposte all’altezza delle aspettative dei lavoratori. In conclusione delle osservazioni emerse - conclude il Segretario Generale Fials - chiediamo al Governo risorse economiche aggiuntive e straordinarie, senza necessariamente attendere l’approvazione della legge di bilancio 2025, senza delle quali non sarà possibile giungere alla chiusura della trattativa consentendo il recupero del potere d’acquisto dei salari dei lavoratori della Sanità pubblica, che sono tra i più bassi d’Europa.

Fp Cgil: inflazione galoppa ma da governo risorse scarsissime per salari

Nel giorno in cui l’Istat certifica che l’aumento del costo della vita del 2022, pari all’8,7% (indice armonizzato dei prezzi al consumo, Ipca) ha determinato l’impoverimento delle lavoratrici e dei lavoratori del nostro paese, l’Aran, al tavolo per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale della sanità pubblica, ha presentato il quadro delle risorse rese disponibili dal Governo Meloni, che per l’intero triennio 22/24 sono pari al 5,78%.

Se si prende a riferimento il solo anno 2022 il paragone è impietoso: a fronte di un 8,7% di incremento del costo della vita, le risorse stanziate dal governo per ristorare i salari delle lavoratrici e dei lavoratori del Servizio sanitario nazionale sono state pari allo 0,3% di aumento. Complessivamente il governo ha stanziato, quindi, un terzo di quanto sarebbe stato necessario per recuperare l’aumento del costo della vita del triennio. Lo scrive in una nota la Funzione pubblica della Cgil.

Per questo – si legge ancora - nella trattativa di oggi abbiamo ribadito come sia assolutamente indispensabile che Governo e Regioni si facciano carico della necessità di alzare il livello delle retribuzioni delle lavoratrici di lavoratori della sanità, passando dalle parole ai fatti dopo anni di annunci retorici e vuoti relativi alla volontà di premiare il sacrificio enorme che queste lavoratrici e questi lavoratori hanno sopportato e stanno sopportando.

Servono ulteriori risorse: è già successo in passato, sia a seguito dell’accordo sottoscritto con l’allora governo Draghi sia durante la trattativa della dirigenza medica e sanitaria, che si siano trovate risorse aggiuntive: è necessario farlo subito, onde evitare che l’emorragia di lavoratrici e lavoratori da tempo in atto a causa di bassi salari, carichi di lavoro troppo elevati, carenze di organico, prosegua in barba alle continue, rituali e inutili dichiarazioni del ministro Schillaci.

Per Fp Cgil, è necessario farlo per dare una risposta alla rabbia montante negli ospedali, negli ambulatori, nelle case di comunità, nei pronto soccorso. Noi continueremo a fare la nostra parte. Anche per questo la mobilitazione che abbiamo promosso da mesi sui temi della salute, del fisco, dei salari e per contratti dignitosi proseguirà e si intensificherà nelle prossime settimane con ulteriori importanti appuntamenti, a partire dalla grande manifestazione del prossimo 25 maggio a Napoli a difesa della nostra Costituzione, che sancisce il diritto alla salute e il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto. Cosa che, con sempre maggiore evidenza, oggi non avviene per chi lavora nel nostro Servizio sanitario nazionale, conclude la nota.

Ccnl Sanità 2022-2024, Nursing Up: stanziare almeno 452 milioni di euro

Nella giornata di oggi, l’Aran ha deciso di dare “i suoi numeri” sulle risorse a disposizione di questo rinnovo. Peccato che, come non abbiamo mancato di dire in trattativa, con le medie, non si riempiono affatto le buste paga.

Secondo l’Aran - scrive Nursing Up in una nota - l’incremento medio degli stipendi del comparto sanità, a regime, con il nuovo contratto, raggiungerà la percentuale del 6,32%, per un valore di circa 1640 milioni, comprensiva ovviamente, delle indennità di vacanza, sia ordinaria, che straordinaria, già corrisposte come anticipazione nelle buste paga, e che porterà ad un aumento medio, pari a 158 euro al mese. Peccato che, ma solo come esempio e come abbiamo detto noi in trattativa, tra queste risorse viene ricompresa anche una percentuale dello 0,54%, che fa capo a risorse “aggiuntive” destinate solo a specifiche categorie di dipendenti (cioè quelli dei pronto soccorso), e che per questo non possono certo essere considerate a disposizione di tutti gli altri.

Alla fine dei giochi - continua la nota -, sempre secondo i conti dell’Aran, al netto di tutte le anticipazioni già corrisposte, resterebbero sul tavolo circa 836 milioni, che per noi però sono molti di meno, se gli si sottraggono le risorse specifiche che, come abbiamo detto sopra, andranno solo a certe categorie di lavoratori e non a tutti. In ogni caso, indipendentemente delle statistiche, volta per volta rappresentative di ciò che, a seconda dei casi, chi le elabora sceglie di mettere in evidenza, è inconfutabile la necessità di risorse fresche.

Servono più soldi perché a fronte di un’inflazione che nel solo anno 2023 è stata pari al 5,9%, l’aumento messo a disposizione dei lavoratori del comparto per tale periodo, senza le risorse aggiuntive destinate solo a chi lavora nei pronti soccorso, sarà pari all’1,67%. Di questo passo, con i prezzi che galoppano a ritmi serrati, e gli stipendi che non compensano l’inflazione, come riempiremo i nostri frigoriferi? Cosa daremo da mangiare ai nostri figli?

Proprio per questo, all’opposto del valzer di cifre e di dati statistici, il sindacato Nursing Up chiede pubblicamente al Governo ed alle Regioni, uno stanziamento specifico, destinato unicamente alle professioni infermieristiche, ostetriche e sanitarie ex legge 43/2006, pari a 452 milioni. Questo, ovviamente, senza nulla togliere alle risorse necessarie anche per gli altri dipendenti del comparto. Sul fronte contrattuale, non si è fatto quindi attendere il pungolo di Nursing Up all’Aran, l’Agenzia Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni, che conduce le trattative in corso per il rinnovo contrattuale.

Questo è tempo di fatti, basta con la mera retorica! Chiedere al Governo risorse integrative, non significa che si debba perdere l’occasione di portare avanti i lavori del tavolo contrattuale e di parteciparvi con responsabilità, per intervenire sugli aspetti giuridico normativi utilizzando le risorse tempo per tempo disponibili. In fin dei conti, nessuno vieta alla politica, come già avvenuto ad esempio più volte per i medici, di integrare le risorse che già ci sono con provvedimenti ad hoc, proprio mentre si discute il nuovo contratto.

Per questa ragione, il Nursing Up ha chiesto al tavolo negoziale un indispensabile provvedimento di emergenza, evidenziando che occorrono almeno 452 milioni di euro solo per le professioni sanitarie, e solo per consentire il raddoppio dell’indennità di specificità infermieristica, di quella destinata agli altri professionisti sanitari e per l’estensione alle ostetriche di una pari indennità. Governo e Regioni facciano adesso passi responsabili, il primo rispondendo positivamente alla nostra richiesta.

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