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Veneto: delibera su super OSS, la Regione ci riprova

di Redazione Roma

Dopo le bocciature del Tar e del Consiglio di Stato, il Veneto cerca nuovamente di stabilire un percorso di Formazione complementare in assistenza sanitaria dell’Operatore Socio-Sanitario. L’intento rimane lo stesso: fronteggiare la carenza di professionisti sanitari. In parallelo l’assessore alla Sanità e Sociale, Manuela Lanzarin, tiene a precisare che il super OSS non sostituirà l’infermiere, ma lo supporterà. E con un lungo post sulla sua pagina Facebook, anticipa i contenuti del nuovo testo che è ora all’attenzione della V Commissione Salute per il parere. Aggiungendo: Un corso specifico è riservato anche agli infermieri referenti per l’inserimento di Oss con formazione complementare in assistenza sanitaria in strutture residenziali e semiresidenziali per anziani.

Formazione Oss Veneto: dal 5 maggio la discussione in commissione 

Manuela Lanzarin, Assessore a sanità servizi sociali - Regione Veneto

La Giunta regionale del Veneto, su mia proposta ha approvato, trasmettendola alla competente commissione del Consiglio regionale con richiesta di parere, una nuova delibera sul percorso di Formazione complementare in assistenza sanitaria dell’Operatore Socio-Sanitario e sul corso di Formazione per infermieri referenti per l’inserimento di Operatori Socio-Sanitari nelle strutture residenziali e semiresidenziali per anziani.

Tale delibera sostituisce quella del 16 marzo 2021 sullo stesso tema. Si apre così il post pubblicato sulla propria pagina Facebook da Manuela Lanzarin, l’assessore alla Sanità e Sociale della Regione Veneto, nel quale fa presente che – di fatto – c’è una nuova delibera in Veneto sull’Oss con formazione complementare.

È stata approvata nella giornata di ieri (13 aprile) dalla Giunta, che tenta in questo modo di riprendere un discorso interrotto con la bocciatura del Tar (che, pur non entrando nei dettagli, ha sostenuto che le censure di parte ricorrente, per quanto sia necessario un puntuale approfondimento nell’appropriata sede di merito, anche in considerazione dell’estrema delicatezza della questione oggetto di giudizio, paiono presentare, ad un esame sommario, profili meritevoli di favorevole considerazione).

A presentare ricorso era stata la Fnopi (parlando di un atto che pone a rischio la salute dei cittadini e configura un abuso di professione, non essendo gli Oss personale sanitario, ma del ruolo tecnico – non laureato né iscritto agli albi – e che aggira i presupposti della legge n. 24 del 2017 in merito alla responsabilità degli operatori sanitari, sollecitando l’intervento del governo per bloccare la delibera) con gli Opi veneti (che avevano parlato così: La delibera n. 305/2021 della Regione Veneto, che apre alla possibilità di utilizzare gli operatori socio-sanitari, rispetto ad atti propri dell’assistenza clinica del paziente di competenza esclusiva di medici ed infermieri, è considerata irricevibile da parte del Coordinamento degli Ordini delle professioni infermieristiche della Regione Veneto, in particolare nei Centri servizi per anziani, dove i bisogni di salute sono sempre più ad alta valenza sanitaria e quindi necessitano di assistenza infermieristica sempre maggiore) – ma accanto a loro, “ad adiuvandum” (letteralmente: “per aiutare”) erano intervenuti anche gli Opi lombardi di Milano, Lodi, Monza e Brianza, Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Sondrio, Varese, Pavia, Mantova, nonché gli Opi di Oristano, Trento, Bolzano, Roma e la Federazione Migep.

La stessa Fials, con una nota, si era espressa così: Siamo convinti che la figura dell’operatore socio-sanitario dia e possa dare un grande contributo alla garanzia del diritto alla salute dei cittadini, ma non assegnandogli tecniche standardizzabili e altamente riproducibili solo sulla carta, con un surplus di ore formative che non possono in nessun modo essere equipollenti ad una laurea.

Dopo quello del Tar, appunto, c’è stato il “no” del Consiglio di Stato (che ha considerato il tema meritevole di adeguato approfondimento in sede di cognizione piena ma l’eventuale esecuzione del provvedimento impugnato in primo grado determinerebbe conseguenze procedimentali e provvedimentali tali da rischiare di vanificare gli effetti della decisione di merito) su una precedente delibera in materia.

Il riferimento è alla già citata delibera regionale sul percorso di Formazione complementare in assistenza sanitaria dell’Operatore Socio-Sanitario pensata per fronteggiare l’accresciuta esigenza di personale da destinare all’assistenza sanitaria. Adesso, il nuovo testo all’attenzione della V Commissione Salute per il parere, ma l’assessore Lanzarin – che ha più volte rimarcato: La Regione non ha mai equiparato infermieri ed oss – spiega che non si parlerà più di infermiere generico, bensì di Oss specializzato, con specifiche funzioni la cui attività sarà, allo stato attuale, circoscritta alle strutture residenziali e semiresidenziali per anziani.

Quindi ripercorre quella che è stata la genesi della formazione: Tenuto conto delle esigenze di assistenza durante le prime fasi dell’emergenza Covid questa formazione era stata concepita come inizialmente rivolta ai dipendenti Oss in attività presso le strutture residenziali e semiresidenziali per anziani, extraospedaliere pubbliche e private accreditate. Con l’avanzare dello stato di emergenza – spiega ancora – sono stati assunti poi numerosi atti di riorganizzazione dell’assistenza per fronteggiare i problemi causati dalla pandemia. È proprio sulla base di tali atti, e in considerazione dell’esperienza maturata durante la pandemia e degli obbiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, abbiamo ritenuto utile aggiornare le iniziative regionali in materia di formazione degli operatori sanitari coinvolti nell’assistenza.

E ancora, in merito all’opportunità di modificare l’iter di formazione approvato con la delibera del 16 marzo 2021, l’assessore Lanzarin fa presente che è emersa anche dal confronto con i presidenti degli Ordini provinciali delle professioni infermieristiche. Poiché l’iniziativa è rivolta alla formazione dei lavoratori in possesso della qualifica di operatore socio-sanitario (o titolo equipollente) in attività presso le strutture residenziali e semiresidenziali per anziani, è stata acquisita anche la disponibilità delle associazioni rappresentative di tali strutture.

Saranno 510 gli Oss specializzati con funzioni aggiuntive

Premettendo che la realizzazione della formazione è demandata alla Fondazione Scuola di Sanità Pubblica: l’organizzazione è stata posta in capo ad Azienda Zero, l’assessore alla Sanità e Sociale della Regione Veneto snocciola ancora nel suo post quelli che sono i numeri: Al momento la disponibilità indicata dalle Ulss è per un totale di 510 posti (30 a Belluno, 90 a Treviso, 60 a Venezia, 30 nel Veneto Orientale, 30 a Rovigo, 90 a Padova, 30 all’Ulss Pedemontana, 60 a Vicenza e 90 a Verona). I numeri potrebbero subire qualche modifica in relazione alle necessità assistenziali e organizzative.

Quindi fa presente che un corso specifico è riservato anche agli infermieri referenti per l’inserimento di Oss con formazione complementare in assistenza sanitaria in strutture residenziali e semiresidenziali per anziani, e che il costo dell’intero percorso formativo è stimato in 700 euro pro capite comprensivo di docenza e tirocinio.

In particolare, all’OSS con Formazione complementare potranno essere attribuite, sempre con la supervisione di un infermiere, ulteriori attività di carattere tecnico-esecutivo. Il principio portato avanti dall’assessore Lanzarin, dunque, è che percorso di Oss con formazione complementare in assistenza sanitaria non sostituirà l’infermiere ma lo supporterà.

Nursing Up: non condividiamo il metodo della Regione

In merito al versante sindacale, si attende la pubblicazione della delibera per valutarne i contenuti, ma il Nursing Up, per voce del segretario regionale Guerrino Silvestrini – in rappresentanza degli oltre 5.000 infermieri in Veneto – discute nel frattempo il metodo usato dalla Regione per l’elaborazione della nuova delibera.

Affermando: Non siamo certamente d’accordo che i diversi Opi regionali si siano incontrati con la Regione Veneto su un argomento così importante e senza un previo coinvolgimento dei sindacati. Siamo noi che abbiamo funzioni di garanzia sui diritti dei lavoratori, che avanziamo di prassi proposte sull’organizzazione degli infermieri, semmai qualcuno ce lo avesse chiesto. Gli Opi hanno compiti disciplinari, di tutela e di garanzia nei confronti degli infermieri iscritti. Quindi il segretario regionale del Nursing Up conclude: Sul merito della delibera in relazione alla nuova figura dell’Oss con funzioni infermieristiche ci riserviamo a dire di più quando leggeremo il testo.

Giornalista

Commenti (1)

sdm2052

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1 commenti

Business o formazione?

#1

Mi chiedo se tutto ciò non si solo un business. Che fine fanno gli oss che alla prima delibera hanno frequentato la specializzazione a pagamento? Non è che ogni tot anni ripartiamo per fare un po' cassa e poi tutto finisce lì?